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The Five Roosters
Cinque Galli in fuga (per tacer del sesto)
2013, Setola di Maiale SM2470

Mario Arcari _ sax soprano curvo
Massimo Falascone _ sax alto _ sax baritono _ ipad
Martin Mayes _ corno
Roberto Del Piano _ basso elettrico
Stefano Giust _ batteria _ piatti _ oggetti

ospite speciale nei brani 10 e 11
Paolo Falascone _ percussioni _ rumori _ effetti speciali


01 _ Prologo 0:27
02 _ Galletti in cerca di libertà 1:40
03 _ Gallo Martino 3:46
04 _ Gallo Max 6:07
05 _ Gallo Bob 5:04
06 _ Gallo Mario non c'è più, preparando sta il ragù 6:19
07 _ Il ritorno di Gallo Mario 8:13
08 _ Santa Chiara al Monastero 11:21
09 _ Gallo Giusto 1:37
10 _ Gallo Paolo si unisce alla fuga, Gallo Mario è andato a preparare la cena per tutti (parte 1a) 10:08
11 _ Gallo Paolo si unisce alla fuga (parte 2a) 3:53
12 _ Epilogo 0:29
[- - -]

Cinque vispi Galletti fuggono dal pollaio anemico del jazz, per potersi esprimere con maggiore libertà. Dialogano tra loro cercando di aiutarsi, e vivono svariate avventure: alcune musicali, altre erotiche e gastronomiche.
Incontrano lungo il viaggio un sesto amico e lo invitano a cena.
Non l'ultima perché i brani sono 12 (oppure no ?)

(Roberto Del Piano)
"Partiamo dalla line-up per riscoprire ancora una volta una scena, quella del free milanese anni '70. Iniziamo dal brillante bassista elettrico Roberto Del Piano, un passato nel Gruppo Contemporaneo di Mazzon, così come nel Trio Idea di Liguori e attualmente impegnato in un collateral molto vispo come Three Uncles con Marcello Magliocchi e l'incredibile violinista Matthias Boss. Il suo basso ha una pastosità tutta anni '70, ma se si pensa al Fender Jazz di Pastorius si perde di vista l'ambito più libero e informale dei cinque galletti rispetto a quegli altri mondi. Attorno a Del Piano, anima di questo avventuroso progetto neo-radicale, il sassofonista Mario Arcari, uno che ha fatto convivere nella propria storia sia De André che Steve Lacy; Martin Mayes cornista già nella Company di Derek Bailey che nell'Italian Instabile; Massimo Falascone, anche lui con il Gruppo Contemporaneo e decine di altri progetti successivi, e infine Stefano Giust, il più giovane, ma ormai certamente propulsore della rivitalizzazione della scena improvvisata e dell'out-jazz italiano. Un power quintet che sembra suonare insieme da sempre: orientamenti non pianificati, ma perfetta l'intesa che riesce a scaturire con estrema lucidità (e creatività) nell'attimo stesso in cui le cose accadono. Un disco che si offre nel revival di una stagione gloriosa come quella del free di quarant'anni fa. Quel tipo di approccio per linee, pur richiamando il senso armolodico ornettiano più che certe altre esplorazioni sonore corpuscolari, viene esaltato da una grandissima fisicità che è certamente la qualità migliore riscoperta da questi musicisti. Basti ascoltare la brillantissima sezione ritmica che esalta un'intesa basso/batteria davvero invidiabile, per convincersi del fatto che set di improvvisazioni come queste lasciano un segno tra i tanti progetti che oggi vengono prodotti in materia."
Michele Coralli, Blow Up 2013
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