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Ernesto Scurati, Sulle tracce di Massimo Falascone
(Tracce di Jazz Magazine, 2016)
Classe 1956, da più di 35 anni sul palcoscenico, Massimo Falascone è un musicista vero, un compositore illuminato e uno sperimentatore scevro da compromessi; lo abbiamo incontrato in occasione della prima esecuzione in assoluto del suo ultimo progetto in settetto, dedicato al regista francese Georges Méliès, all’avanguardia quanto lui sebbene in una diversa espressione artistica.
[continua]


Rosarita Crisafi, Divagazioni di un orecchio dissoluto
(Quaderni d'altri tempi 48, 2014)
Ogni volta che si cerca di dare una definizione di improvvisazione in musica ci si avventura in un terreno scivoloso. Ogni definizione rischia di essere banale, o di tracciare confini angusti ad un'espressione artistica che, nelle premesse, dovrebbe essere il più libera possibile. Abbiamo provato ad affrontare il tema con Massimo Falascone, sassofonista, compositore di musica elettroacustica, sperimentatore in vari ambiti e improvvisatore di lungo corso particolarmente a suo agio in un'area a distanza di sicurezza dal mainstream. E lo abbiamo fatto in concomitanza con l'uscita del suo ultimo disco, Variazioni Mumacs, un collage di improvvisazioni ispirate dalle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach e dalla visione di  Trentadue Piccoli Film Su Glenn Gould, il lungometraggio di François Girard.
[continua]


Michele Coralli, L'uomo Mumacs
(Musica Jazz 6, 2014)
Raramente il curriculum di un musicista dice qualcosa di più dei consueti percorsi professionali. La scheda biografica che Massimo Falascone ha scritto è a tal punto rivelatrice della sua simpatia da indurre a riportarne qui un breve estratto.
«Nasce a Milano in un tranquillo giorno d’inverno. Da un’altra parte nel mondo, Glenn Gould pubblica le “Variazioni Goldberg”, Thelonious Monk sta per registrare “Brilliant Corners”, John Cage compone Radio Music. Presto Ornette Coleman perderà il suo impiego di fattorino d’ascensore in un grande magazzino. Suona il suo sassofono di plastica già da due anni e ne mancano ancora quattro a “Free Jazz”».
Siamo ovviamente nel 1956 e questo spaccato dice già molto di questa figura che racchiude in sé molti ruoli del musicista moderno, orientato da una curiosità che lo spinge verso percorsi eterodossi non per vezzo ma per attitudine. Una pronuncia strumentale che eredita, attualizzandoli, stilemi formali cari alle avanguardie del passato; un pensiero musicale che non teme relazioni con strutture aperte e materiali extramusicali; una contiguità con l’organizzazione e la dimensionalità della musica elettronica: sono alcune delle caratteristiche del sassofonista milanese che cavalca le scene dell’altro jazz da più di trent’anni.
[continua (pdf)]


Vittorio Lo Conte, Intervista a Massimo Falascone
(All About Jazz, 2002)
Il sassofonista milanese Massimo Falascone ha scelto di dedicarsi alla pratica dell`improvvisazione totale. In questa intervista ci parla dei suoi numerosi progetti, dell`incontro con Barre Phillips e dei suoi album.
[continua]
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